Si chiude oggi, negli spazi della Biblioteca Civica di Verona, la mostra “Lungo la corrente” del giornalista e ricercatore ambientale Lorenzo Colantoni, inaugurata lo scorso 28 febbraio all’interno del Festival del Giornalismo di Verona 2026. Un percorso che, in poco più di un mese, ha attirato più di 2.500 visitatori, confermando l’interesse del pubblico per i temi ambientali e per nuove forme di racconto giornalistico.
Colantoni, che collabora con Corriere della Sera e National Geographic, ha costruito un progetto multimediale capace di intrecciare fotografia, video e scrittura, con l’obiettivo di rendere tangibile una delle sfide più complesse del nostro tempo: la crisi climatica. Al centro del lavoro, il possibile collasso della Corrente del Golfo, raccontato non come uno scenario astratto, ma come qualcosa destinato a incidere direttamente sulla vita quotidiana europea.
“La mostra nasce per spiegare non solo cosa sta accadendo, ma anche cosa possiamo ancora fare”, ha raccontato l’autore durante l’inaugurazione. Un viaggio che parte dalle Azzorre, passa per l’agricoltura intensiva del sud della Spagna, attraversa i laboratori di energie rinnovabili tra Scozia e Galles e arriva fino all’Artico, dove il cambiamento climatico è già visibile a occhio nudo.
Quattro le tappe narrative del percorso espositivo: biodiversità, agricoltura, transizione energetica e profondo nord del mondo. Un racconto costruito anche grazie alla collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, che mette in dialogo lo sguardo umano con quello dei satelliti.
Tra gli episodi più significativi, quello del prelievo di DNA da una balena tramite drone alle Azzorre, ma anche l’esperienza alle Svalbard, dove la percezione del cambiamento climatico diventa concreta e immediata. “Lì capisci che il mondo sta cambiando davvero”, ha spiegato Colantoni, “ma incontri anche persone che non hanno perso la speranza”. Ed è proprio questo il filo che tiene insieme l’intero progetto: non solo denuncia, ma anche possibilità. “Se chi vive questi cambiamenti in prima linea non si arrende”, è la riflessione dell’autore, “allora non possiamo farlo nemmeno noi”.
Con la chiusura di oggi si conclude la prima tappa del secondo anno di vita della mostra, che proseguirà il suo percorso in altri contesti, portando con sé un messaggio chiaro: la crisi climatica è già qui, ma il futuro resta ancora aperto.

Al centro, fra Federica Megalizzi e l’assessora del Comune di Verona Elisa La Paglia, Lorenzo Colantoni, a cui è stato insignito il “Premio Antonio Megalizzi 2026” da parte della Fondazione Antonio Megalizzi

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